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La stagione Everest 2026

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Traffico da ora di punta a quota 8848 m

Un numero record di scalatori si stava dirigendo sull’Everest (Chomolongma/Sagarmatha) a maggio 2026, oltre 1000 persone fra alpinisti o clienti dei operatori di spedizioni alpine sulle più alte vette del Himalaya nepalese. Un record nella storia del alpinismo sul Everest. Tanti scalatori e da più parti arrivarono richieste al governo nepalese modificare la rigida data di chiusura del 31 maggio per la stagione alpinistica primaverile.

Le regole furono stabilite quando le lunghe marce delle spedizioni ancora dovevano partire dai villaggi di fondovalle che diventarono “impraticabili” con l’arrivo del monsone. Ma con il cambiamento climatico che rende i monsoni più irregolari e con un accesso migliore alle basi delle montagne, fissare una data di chiusura non è più così necessario.

Il monsone coincide con lo spostamento del getto verso l’altopiano tibetano, permettendo ai venti carichi di umidità di entrare dal Golfo del Bengala. Sebbene ci sia più neve, da metà giugno a fine settembre quasi non ci sono venti in quota.

Forse è tempo che governo nepalese e l’industria alpinistica rivalutino la rigida demarcazione delle stagioni — anche solo per ridurre (diluire) l’assalto massiccio che ormai si ripete ogni primavera sulla montagna più alta del mondo.

Nepal-Khumbu-Campo-base-Everest
Nepal-Khumbu-Campo-base-Everest e la cascata di ghiaccio.

 

Una stagione da record sul Everest

La stagione ha registrato uno dei più alti numeri di ascensioni in un solo giorno dai tempi del record del 23 maggio 2019 (354 scalatori sia dal Tibet che dal Nepal), nel 2026 erano 294 solo dal Nepal (la Cina non rilasciava permessi a scalatori stranieri per l’Everest), mentre oltre 1000 hanno raggiunto questa stagione la vetta. 

La stagione 2026 è iniziata con serie difficoltà: un massiccio crollo di seracchi ha bloccato la cascata di ghiaccio del Khumbu, la sezione più pericolosa della via. Solo il 28 aprile, grazie agli “Icefall doctors”, il percorso è stato riaperto.

Con così tanti alpinisti e condizioni favorevoli rare, l’Everest ha visto il suo classico ingorgo: persone ferme per ore nella “zona della morte”. Anche quest’anno sono circolate immagini di lunghe code sul Lhotse verso il Campo IV al Colle Sud del Everest.

Il Nepal incassa circa 7 milioni di euro dall’economia alpinistica per 1134 permessi di scalata in Nepal, e l’Everest rappresenta l’85% di questa cifra.

Nonostante il ritardo iniziale, l’atmosfera era positiva. Ci sono stati alcuni problemi con i droni da carico e l’uscita dal Icefall, ma le persone stanno ottenendo ciò per cui sono venute: la vetta dell’Everest.

Altri Sherpa hanno usato droni ed elicotteri per portare corde ai campi alti, mentre cresce la pressione per permettere in futuro ai scalatori di volare direttamente al Campo I, evitando la cascata del Khumbu sempre più pericolosa.

Mentre anche quest’anno si annunciano diversi “record”, non sembra che alpinisti e operatori riescano a risolvere i problemi cronici legati al sovraffollamento, ai rifiuti e ai corpi abbandonati sulla montagna.

I numeri della stagione 2026

Quest’anno si è rivelata una stagione da record sul Monte Everest, Sagarmatha, con il Nepal che ha rilasciato il maggior numero di permessi di scalata e ha incassato entrate record dalle royalties. Ha inoltre registrato un numero senza precedenti di ascensioni riuscite dal versante nepalese.

  • 20 maggio 2026: 274 alpinisti hanno raggiunto la vetta dal versante nepalese, nuovo record di ascensioni in un solo giorno.
  • 23 maggio 2019: 223 alpinisti dal Nepal e 131 dal Tibet, totale 354.
  • Permessi 2026: 495 solo per l’Everest, il massimo dalla prima ascensione del 1953.

Tra i 495 possessori di permessi per l’Everest di questa stagione, ci sono alpinisti provenienti da 55 paesi. La Cina era in testa con 109 alpinisti, seguita dagli Stati Uniti con 77 e dall’India con 61. Il Regno Unito conta 32 alpinisti, la Russia 18 e il Nepal 12.

Gli alpinisti stranieri pagano al governo nepalese una tassa di circa 13.000 euro (15000 USD) ciascuno, mentre i scalatori o guide alpine nepalesi ne pagano 845 euro.

Secondo gli operatori, gli alpinisti nepalesi (come clienti) spendono almeno 17.000 euro per una spedizione, mentre gli stranieri oltre 36000 euro. Chi utilizza elicotteri e servizi di lusso può arrivare a 120000 euro e oltre.

Oltre 1000 persone — alpinisti, Sherpa, cuochi, personale di supporto e funzionari — soggiornano al Campo Base durante l’alta stagione. Gli alpinisti possono rimanere fino a 75 giorni e devono completare la scalata entro la validità del permesso e durante la finestra meteorologica favorevole.

Il "scalatore" giapponese in vetta.
Il “scalatore” Ikeda Chikao in vetta del Everest.


Record personali e prospettive sull’Everest 2026

Kami Rita Sherpa ha migliorato il suo record mondiale con la 32ª ascensione all’Everest

Pasang Dawa Sherpa lo sta inseguendo con 31 ascensioni, di cui quest’anno ben due volte in un mese!

Lhakpa Sherpa ha raggiunto la vetta per l’11ª volta, stabilendo un nuovo record femminile

L’inglese Kenton Cool ha consolidato il primato per scalatori stranieri con ben 20 salite.

La squadra nepalese dei attrezzatori ha completato con successo la via verso la vetta il 13 maggio 2026, dopodiché un flusso costante di alpinisti ha iniziato a raggiungere la cima.

Quest’anno, con oltre 1000 salite in vetta, il record è stato stabilito sull’Everest.

Continuano ovviamente anche i molti tentativi di record, fra essi un “scalatore” giapponese, Ikeda Chikao, che è riuscito, assistito da più Sherpa, a scalare la vetta senza previa esperienza alpinistica. Un alpinista russo, Rustam Nabiev, amputato entrambe la game è riuscito a salire la vetta con l’uso delle sole mane. 

Ormai la stagione delle spedizioni alpine primaverile si è conclusa e ormai anche dimenticato.

Certo gli eventi nel Golfo Arabo sono più importanti…. ma credo ricordate tutti l’indicente di Dawa “Hillary” Sherpa (57!!) e la sua straordinaria storia per aver sopravvissuto dal 29 maggio al 4 giugno 2026 per sei giorni il freddo estremo e la fame a quote dove noi “mortali” nemmeno sopravvivremo una singola notte.

È come è finita, visto il silenzio dei media questa notizia del giorno? Ormai ha lasciato l’ospedale il 11 di giugno per tornare a casa a Okhaldhunga da sua famiglia, i medici gli hanno consigliato di riposare e poco camminare, un danno permanente sembra ormai escluso, anche se le dita congelati ancora non si sa se li potrà portare per il resto della vita o saranno poi da amputare, speriamo di no! Indipendente dalle mille controversie che escono e usciranno ancora in merito, sembra che possiamo essere sicuri che si riprende del tutto.

Quello che rimane è la incredibile mancanza etica nel trattare il caso, la sua compagnia di spedizione non ha chiesto nessun’indagine di ricerca o salvataggio, nonostante sia stata chiesta dagli alpinisti della stessa spedizione come dai Sherpa presenti in loco.

La “scusa” sarebbe stato che ormai sarà disperso e morto e solo alla fine quando qualche Sherpa contattava un’altra organizzazione, 8K Expeditions, che procurava i permessi di scalata a nome di Himalayan Traverse Adventure, l’organizzazione della spedizione, si iniziava un volo di ricerca di Dawa che durò una mezz’ora e non trovava nessuna traccia di Dawa.

Come poi si era rivelato, Dawa si è salvato da solo scendendo da 7200 metri fino al Campo Base a quota 5364 metri, un’impresa davvero spettacolare.

La stagione primaverile del 2026 è stata ampiamente considerata una delle più riuscite sull’Everest. Tuttavia, la “scomparsa” di un lavoratore Sherpa ha gettato un’ombra su quel successo, rivelando le realtà più oscure dell’economia delle spedizioni, degli obblighi di soccorso e del valore diseguale spesso attribuito alle vite nell’alta Himalaya.

Temo che il futuro dell’alpinismo sulla vetta più alta del mondo cambierà ancora molto, ma forse i rifiuti, il caos ai piedi del monte, il sovraffollamento creeranno più ostacoli alla ormai pazza corsa a record più esotici.

 Navyo Eller