Un nuovo capitolo nell’Alpinismo: i drone
La primavera del 2025 segna una svolta epocale soprattutto sull’Everest (Sagarmatha/Chomolongma) per l’integrazione massiccia di droni nelle operazioni. Questi “occhi” e “braccia” volanti hanno rivoluzionato la gestione delle vie di arrampicata, il trasporto di attrezzature e le missioni di soccorso, riducendo i tempi e aumentando la sicurezza per scalatori, sherpa e team medici.
Il Sagarmatha Pollution Control Committee (SPCC), incaricato dal governo, utilizza droni per trasportare in totale 444 kg di materiali per riparazioni e 900 kg di corde, sostituendo il tradizionale trasporto manuale.
Grazie a tecnologie di mappatura 3D e rilievo aereo, è stato possibile individuare il percorso più sicuro verso il Campo I, trasformando un labirinto di seracchi e crepacci in una via molto più accessibile. Un episodio cruciale è avvenuto il 15 aprile, quando un drone ha rapidamente consegnato un kit di riparazione dopo il crollo di un seracco.

La sicurezza dei voli è assicurata attraverso una stretta comunicazione con la torre di controllo di Lukla e il coordinamento con esperti come Lakpa Norbu Sherpa, specialista del soccorso con longline. Un episodio notevole ha avuto luogo a marzo, quando, dopo tre ore di ricerche infruttuose, un drone dotato di sensori termici ha individuato in un’ora una famiglia dispersa a 5.368 m (nella zona di Dingboche), permettendo di avviare rapidamente le operazioni di salvataggio.
I droni non solo velocizzano le operazioni, consentendo di coprire in 10 minuti compiti che richiederebbero 6-7 ore agli sherpa, ma offrono anche rilevamenti dettagliati delle strutture di ghiaccio. Questi rilievi permettono di misurare crepacci, individuare zone a rischio valanghe e pianificare preventivamente le spedizioni. Tuttavia, si riconosce che la tecnologia ha i suoi limiti: nonostante il supporto offerto dai droni, gli imprevisti, come una valanga mortale all’Annapurna, continuano a ricordare i pericoli insiti nelle alte quote.
L’integrazione dei droni trasforma l’avventura himalayana, alleggerendo il carico degli sherpa e contribuendo alla sicurezza delle spedizioni. Nonostante ciò, la tecnologia non elimina completamente i rischi naturali: resta fondamentale il coraggio e l’esperienza degli sherpa, che continuano a essere i veri protagonisti in questi ambienti estremi.

Questa evoluzione rappresenta una vera e propria rivoluzione nel modo in cui affrontiamo attività ad alto rischio. L’uso dei droni non solo migliora la logistica, ma apre anche la strada a future innovazioni in materia di monitoraggio ambientale e prevenzione dei disastri naturali. Ad esempio, l’integrazione con reti di sensori ambientali e sistemi di intelligenza artificiale potrebbe in futuro migliorare ulteriormente la capacità di prevedere dissesti del ghiaccio e movimenti valangosi.
La rivoluzione dell’Everest ha confermato che i droni non sono più un’innovazione di nicchia, ma apparentemente un alleato per le spedizioni himalayane. Sul Monte Everest, lungo la pericolosa cascata di ghiaccio del Khumbu, si hanno gestito decine di voli che hanno consegnato 444 kg di attrezzature di riparazione, 900 kg di corde e fino a 300 kg di materiali e rifiuti al giorno, alleggerendo il carico degli “icefall doctors” e riducendo di oltre un’ora i tempi d’attraversamento.
Quando un seracco è crollato il 15 aprile, un drone ha recapitato in pochi minuti il kit di emergenza dotato di sgancio automatico, senza necessità di intervento a terra. Oltre alla manutenzione delle vie, i droni hanno trasportato più di 2,5 tonnellate di materiali e rifiuti fra Campo Base, Khumbu Icefall e Campo I. Con un volo a quota 6130 m, è stato stabilito il primato mondiale di altitudine per un UAV sull’Everest, dopo le prove sul Monte Ama Dablam (6.812 m) che avevano recuperato 641 kg di rifiuti.

Ma i droni non servono solo alla logistica: a marzo un velivolo ha localizzato in meno di un’ora tre escursionisti cinesi dispersi a 5.368 m nella zona di Dingboche, offrendo un’anteprima delle potenzialità dei sensori termici nelle operazioni di soccorso notturne. Qualche settimana prima, un’ispezione aerea sul Monte Pumori (7.161 m) aveva individuato un seracco sospeso, inducendo gli alpinisti ad annullare la salita e probabilmente salvando vite.
Guardando all’autunno, si pianifica di spingere i droni fino a 6.500 m sull’Annapurna: già in primavera due UAV hanno affrontato -25 °C e venti fino a 45 km/h trasportando 2,5 tonnellate di rifornimenti.
Ci saranno ancora molte discussioni, pro e contra l’uso dei drone non solo per le spedizioni, ma anche per i civili. Ha iniziato la rivoluzione drone e intelligenza artificiale, l’evoluzione continua e non è più reversibile, speriamo non si abbia aperto la scatola della Pandora.
Navyo Eller
Kathmandu, 9 giugno 2025

